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L'Ascensore [Oneshot], romance, G, B&B, spoiler fino a 4x09
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 22:08


AUTORE: omelette73
GENERE: decisamente “Romance”
TIMELINE: nello svolgimento della 4° stagione, come sempre non mi assumo responsabilità sugli spoiler che potrebbero “sfuggirmi”.
RATING: per tutti
SPOILER: 4 stagione
PAIRING: Booth/Brennan
DISCLAIMER: i personaggi non mi appartengono ma sono di Hart Hanson, della FOX e di quant'altri ne detengono i diritti.

Questa la conservavo da un po' ... buona lettura :D

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Grafica by Suwya



Booth controllò per l’ennesima volta l’orologio, era passata più di un’ora da quando il black-out aveva colpito la città di Washington. La tempesta di neve non era giunta imprevista, ma i danni che stava causando sicuramente sì. Scuole chiuse da giorni, uffici pubblici fermi e adesso quel calo di energia che aveva lasciato metà della città al buio.

LUI
Chiusi con un involontario scatto il telefono
“Novità?”, la voce di Bones mi colse di sorpresa, quasi avessi dimenticato la sua presenza accanto a me. Mi voltai a guardarla scuotendo abbattuto la testa
“Nessuna” hanno talmente tanti di quegli interventi da fare che due persone chiuse nell’ascensore del Jeffersonian sono l’ultima delle loro preoccupazioni”. Il mio tono di voce era più scoraggiato che mai ...
Guardai Bones appoggiarsi contro la parete e scivolare lentamente a terra.
“Ti sporcherai il vestito” le feci notare. Era bella quella sera. Molto bella. Indossava un attillato abito nero con una profonda scollatura, non portava nessuna di quelle collane etniche che tanto amava, il che faceva risaltare ancora di più la sua pelle diafana al contatto della stoffa scura e lucida. Per un attimo tornai con la memoria ad un altro abito nero che mi aveva altrettanto colpito. Eravamo a Las Vegas allora, sembravano essere passati dei secoli. Il mio sguardo scivolò involontariamente lungo il suo corpo, allentai di istinto il nodo del cravattino che mi stringeva il collo, mentre Bones alzava leggermente le spalle con aria indifferente
“Tanto vale mettersi comodi” mi fece notare lei con un pratico sorriso “chissà se la festa si starà comunque svolgendo”
“Dubito che al buio sia possibile festeggiare alcun che!” e crollai seduto vicino a lei.
“Sembra quasi diventata una tradizione per noi rimanere chiusi da qualche parte a Natale”
“Ne usciremo presto Bones, non allarmarti. Mi hanno detto che al massimo in quattro ore saremo fuori”
“Non sono allarmata”, mi voltai a guardarla. Non lo sembrava affatto effettivamente, aveva un’aria particolarmente rilassata in verità. Al contrario di me. Mi guardò e sorrise
“Ti dona lo smoking Booth”
“Grazie Bones” le sorrisi “anche tu sei molto ... voglio dire, stasera, sei. Ti dona il nero Bones” ma che cosa diavolo stavo blaterando, mi sembrava di essere un quindicenne in piena crisi ormonale. Bastava dirle che era bella. Punto.
“Grazie Booth” sembrava non aver preso seriamente il mio complimento.

LEI
Lo guardai osservare per l’ennesima volta l’orologio e chiudere con uno scatto secco il cellulare. Aveva l’aria nervosa. Io mi sentivo stranamente serena, al contrario di Booth.
“Novità” gli chiesi. E lo vidi sobbalzare leggermente. Come se la mia voce l’avesse colto di sorpresa
“Nessuna” hanno talmente tanti di quegli interventi da fare che due persone chiuse nell’ascensore del Jeffersonian sono l’ultima delle loro preoccupazioni”. Aveva uno sguardo leggermente dispiaciuto, come se la cosa dipendesse in qualche modo da lui. A volte il suo senso di responsabilità era un po’ distorto.
Appoggiandomi alla lucida parete dell’ascensore, mi lasciai scivolare a terra
“Ti sporcherai il vestito” disse. Era solo un vestito. Il giorno dopo lo avrei portato in tintoria e sarebbe tornato come nuovo. Sorrisi leggermente all’idea di ciò che lui avrebbe commentato se gli avessi rivelato il mio prosaico pensiero. Ma non mi sfuggì il suo sguardo e ne fui scioccamente compiaciuta. Rovistando nell’armadio avevo visto quel vestito nero che non mettevo da tempo e per un attimo mi ero bloccata ricordando il suo sguardo, qualche anno prima a Las Vegas, quando sotto copertura avevo dovuto fingermi la sua sexy fidanzata e indossare un altrettanto provocante abbigliamento. Anche allora mi aveva guardata così.
“Tanto vale mettersi comodi” gli dissi “chissà se la festa si starà comunque svolgendo” domandai curiosa. Ma non mi interessava davvero. Per quanto la situazione fosse assurda, continuavo a sentirmi bene lì con lui, in quell’ascensore
“Dubito che al buio sia possibile festeggiare alcun che!” mi voltai a guardarlo, con un gesto brusco allentò il cravattino e mi spostai leggermente sulla destra quando lui si lasciò cadere pesantemente vicino a me
“Sembra quasi diventata una tradizione per noi rimanere chiusi da qualche parte a Natale” gli feci notare
“Ne usciremo presto Bones, non allarmarti. Mi hanno detto che al massimo in quattro ore saremo fuori”
“Non sono allarmata”, si voltò a guardarmi. Non capivo perché fosse così agitato. Dopotutto sarebbero venuti presto a liberarci, si trattava solo di aspettare ...
“Ti dona lo smoking Booth” ed era indiscutibilmente vero. L’abito nero gli disegnava la figura e le spalle larghe. Ero talmente abituata alla sua presenza che a volte dimenticavo che Booth fosse veramente un bell’uomo
“Grazie Bones” mi sorrise “anche tu sei molto ... voglio dire, stasera, sei. Ti dona il nero Bones” la situazione doveva davvero renderlo nervoso. Un maschio alfa chiuso in gabbia. Non c’era cosa peggiore per lui probabilmente che sentirsi impotente. Continuava ad avere quell’espressione nervosa dipinta negli occhi
“Grazie Booth” lo ringraziai pensando che il suo complimento sembrava quasi una frase di circostanza.

LUI
“Parlami di tuo padre Booth” la frase mi colse talmente di sorpresa che tutto il mio nervosismo sparì all’istante. Bones era una costante, continua sorpresa.
“Adesso?” le chiesi sbalordito
“Siamo chiusi in un ascensore Booth, senza nulla da fare tranne che aspettare e parlare. Non abbiamo che questo” logica impeccabile, pensai dentro di me. Ma perché parlare di mio padre?
“Del mio abbiamo già parlato Booth” la sentii dire in un sussurro. L’avevo detto ad alta voce? Ero sicuro di no. Come aveva fatto a capirlo? Ero io quello intuitivo, quello che leggeva tra le righe, che capiva le persone da uno sguardo, ero allenato per farlo. Fui colto dal panico.
“Se non ne hai voglia lo capirò Booth” disse appoggiandomi la mano sull’avambraccio. Attraverso la stoffa sentii la sua mano gelida. Non ci avevo pensato. Doveva avere freddo con quell’abito. Di nuovo lo sguardo mi scivolò sulla sua scollatura. Feci un profondo sospiro per riprendere il controllo e mi scostai leggermente dalla parete per sfilarmi la giacca dello smoking e porgergliela.
“Hai le mani gelate Bones. Mettitela” mi accorsi che sembrava più un ordine che un gesto gentile “Per favore” aggiunsi pentito. Se la infilò senza protestare, le maniche assurdamente lunghe le coprivano completamente le mani, sembrava una bambina
“Grazie Booth” si limitò a dirmi e mi sorrise
“Non è che non voglia parlarne Bones” mi arresi con un sospiro “È un argomento ...” cercai le parole. Delicato mi sembrava non rendesse abbastanza l’idea
“Difficile?” mi suggerì lei. Feci un cenno affermativo con la testa
Nessuna pistola, nessun cadavere, nessuno psicologo e nessun caso a frapporsi tra me e lei. Non ci capitava spesso di essere così indifesi uno di fronte all’altra, ma mi fidavo di Bones. Era la mia partner. Glielo dovevo in un certo senso.
“Quando ci siamo conosciuti ti ho chiesto del tuo passato da cecchino e non mi hai risposto, dicendomi che io domandavo molto, senza dare nulla di me in cambio. È questo il problema?” mi stupii una volta di più di come da una parte la sua mente fosse capace di immagazzinare ogni singola informazione o conversazione che avessimo avuto, mentre dall’altra le sfuggissero cose che altri avrebbero dato per scontate. Affondai i miei occhi nei suoi.
“Ho una piena, totale fiducia in te Bones. Non devi dubitarne. Nemmeno per un attimo”.

LEI
“Parlami di tuo padre Booth” gli chiesi all’improvviso. Senza considerare davvero il peso delle mie parole. Volevo solo distrarlo. E a ben guardare la sua espressione appena lo dissi, dovevo esserci riuscita
“Adesso?” pensai a quanto suonasse irrazionale ed istintiva la sua risposta. Da Booth insomma.
“Siamo chiusi in un ascensore Booth, senza nulla da fare tranne che aspettare e parlare. Non abbiamo che questo” man mano che lo dicevo, mi resi conto di quanto contasse per me sentirlo parlare di qualcosa di così intimo, di quanto fosse importante che si fidasse di me. Che si abbandonasse, per una volta. Eppure esitava, i suoi occhi sembravano chiedermi perché avessi tirato fuori un simile argomento proprio ora.
“Del mio abbiamo già parlato Booth” lo dissi per rassicuralo, per fargli capire che, come lui, anche io ero in grado di capirlo e sostenerlo, come lui aveva capito e sostenuto me.
Vidi passare mille espressioni diverse nei suoi occhi, dubbio, imbarazzo, panico ...
“Se non ne hai voglia lo capirò Booth” avere un contatto fisico con lui fu un gesto ricercato. Volevo farlo, volevo fargli sentire che ci sarei stata, comunque, qualunque decisione avesse preso. Gli misi una mano sul braccio.
Attraverso la giacca sentii il calore del suo corpo e mi resi improvvisamente conto di avere freddo, rabbrividii appena e lo vidi sfilarsi la giacca con un sospiro e porgermela.
E di nuovo quello sguardo, su di me. Rapido come il battito di una farfalla e altrettanto leggero.
“Hai le mani gelate Bones. Mettitela” lo disse bruscamente, quasi come fosse ordine “Per favore” aggiunse subito dopo.
Infilai la giacca, che tratteneva ancora il suo calore ed il suo profumo.
“Grazie Booth” lo ringraziai con un sorriso
“Non è che non voglia parlarne Bones. È un argomento ...” esitò, cercando le parole adatte. Gli andai incontro suggerendogli un:
“Difficile?”
Fece un cenno affermativo con la testa. Ma rifletteva ancora, sembrava non essere convinto di poter davvero affrontare un simile argomento con me. E stranamente ne fui ferita.
“Quando ci siamo conosciuti ti ho chiesto del tuo passato da cecchino e non mi hai risposto dicendomi che io domandavo molto, senza dare nulla di me in cambio. È questo il problema?” Affondò i suoi occhi nei miei
“Ho una piena, totale fiducia in te Bones. Non devi dubitarne. Nemmeno per un attimo”.

LUI
"Preferisco non ricordare a volte, Bones. Tutto qui. Lui beveva e molto. E diventava aggressivo. Con mia madre prima e con me e Jared poi. Io cercavo di proteggerli, ma ero troppo piccolo Bones e lui troppo forte”
“Era fisicamente violento?” la sua voce sembrava provenire da un’infinita distanza
Avevo lo sguardo perso contro le porte chiuse dell’ascensore, le fissavo senza vederle davvero. La fioca luce di emergenza rendeva l’atmosfera soffusa ed irreale. Mi sembrò di tornare indietro nel tempo, di sentire gli insulti, le urla e di percepire il sapore amaro della paura nella mia bocca.
“Dio se lo era” lo dissi in un sussurro, come una liberazione.
“Ogni scusa era buona per prendersela con noi. Non trovare la cena pronta, sentire litigare me e mio fratello o semplicemente avere una brutta giornata in ufficio. Beveva e perdeva la testa”. Mi prese una mano, si era avvicinata a me e nemmeno me n’ero accorto.
Solo quando sentii il suo palmo freddo contro il mio mi voltai a guardarla, gliela strinsi, delicatamente, e la guardai negli occhi
“E lo sai qual è la cosa buffa Bones?” non rispose alla mia domanda retorica, ma non smise di guardarmi a sua volta “smise solo quando diventai abbastanza grande da essere più forte di lui. Smise solo quando lo colpii a mia volta e gli feci tanto male da dissuaderlo dal toccarci ancora. La violenza capisce solo la violenza. Una bella lezione da imparare a 15 anni. Deve essere per questo che sono un buon soldato” conclusi con un sorriso amaro. La mano di Bones stretta alla mia era più calda adesso, non mi ero nemmeno accorto di accarezzarla leggermente con il pollice, ma quel gesto ripetitivo mi dava un’apparente tranquillità, a dispetto dell’agitazione che sentivo dentro.
“Non prenderti colpe che non hai Booth. Sei un buon guerriero perché sai usare il cuore, non perché hai risposto alla violenza con la violenza” non lo disse per consolarmi, il suo tono era fermo e deciso, scientifico oserei dire e probabilmente fu per quello che fui assalito da quel senso di calore e gratitudine.
“Mi rendi le cose meno difficili di quello che pensavo, grazie per avermelo chiesto Bones”. La guardai negli occhi e tra noi passò un’ennesima scintilla, come altre ne erano passate e come molte ne sarebbero venute in futuro.

LEI
“Preferisco non ricordare a volte, Bones. Tutto qui. Lui beveva e molto. E diventava aggressivo. Con mia madre prima e con me e Jared poi. Io cercavo di proteggerli, ma ero troppo piccolo Bones e lui troppo forte”
“Era fisicamente violento?” mi sembrava di percepire il suo dolore, anche se parlava con freddo distacco. Gli guardavo il profilo, la mascella squadrata, tesa nel ricordo, lo sguardo perso in un punto fisso di fronte a lui e la mente a chissà quali odiosi ricordi.
“Dio se lo era” lo disse in un sussurro, a malapena lo sentii
“Ogni scusa era buona per prendersela con noi. Non trovare la cena pronta, sentire litigare me e mio fratello o semplicemente avere una brutta giornata in ufficio. Beveva e perdeva la testa”.
Volevo spezzare in qualche modo quei tristi ricordi, entrare con lui in quel mondo che lo stava allontanando da me. Aveva le mani negligentemente abbandonate sulle ginocchia, mi avvicinai e ne presi una nella mia, era calda.
Quel gesto sembrò spezzare un incantesimo e tornò a guardarmi.
“E lo sai qual è la cosa buffa Bones?” lo fissai dritto negli occhi, aveva solo bisogno di essere ascoltato ed io ero lì per farlo “smise solo quando diventai abbastanza grande da essere più forte di lui. Smise solo quando lo colpii a mia volta e gli feci tanto male da dissuaderlo dal toccarci ancora. La violenza capisce solo la violenza. Una bella lezione da imparare a 15 anni. Deve essere per questo che sono un buon soldato”. Di nuovo quel senso del dovere distorto, come se un ragazzino avesse avuto la minima responsabilità per quello che un padre violento faceva alla sua famiglia. Mi fece quasi rabbia. Come poteva non capire che era completamente diverso da suo padre?
Aveva preso ad accarezzarmi leggermente la mano con il pollice, un gesto automatico. Fatto per cercare conforto.
“Non prenderti colpe che non hai Booth. Sei un buon guerriero perché sai usare il cuore, non perché hai risposto alla violenza con la violenza” non lo dissi con un intento consolatorio. Conoscevo perfettamente i pregi del mio compagno, chi meglio di me lo sapeva? Il sorriso appena accennato che mi regalò mi fece capire di aver detto la cosa giusta
“Mi rendi le cose meno difficili di quello che pensavo, grazie per avermelo chiesto Bones”. Lo guardai negli occhi e tra noi passò un’ennesima scintilla, come altre ne erano passate e come molte ne sarebbero venute in futuro.

Un improvviso scossone li colse impreparati facendoli sobbalzare entrambi, Booth scattò in piedi lasciando la mano di Bones
“Dottoressa Brennan, Agente Booth. Ci sentite? Stiamo per aprire le porte. Fate attenzione” disse una voce ovattata attraverso le spesse pareti.
Booth porse una mano a Bones per aiutarla ad alzarsi e una volta che lei fu in piedi non la lasciò, nessuno dei due era ancora pronto a spezzare quel contatto. Booth guardò distrattamente l’orologio, era mezzanotte passata.
“Buon Natale Bones” le sussurrò all’orecchio stringendole la mano. E fu con una certa emozione dipinta sul viso che accolse la stretta di Bones in risposta alla sua.
E fu così che i pompieri ed alcuni inservienti del Jeffersonian li trovarono all’aprirsi delle porte. Un uomo ed una donna. Quattro ore chiusi un ascensore. Uno stupido sorriso dipinto in faccia.


Edited by omelette73 - 4/11/2009, 11:56

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Veramente tanto tanto carina! bella l'idea di scrivere le scene seconddo i due punti di vista :clap:
però uno spoiler c'è, forse è meglio che lo indichi (quello sul padre di Booth)
A presto e grazie per la tua bella oneshot :wub:
 
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CITAZIONE (Kew08 @ 15/12/2008, 18:13)
Veramente tanto tanto carina! bella l'idea di scrivere le scene seconddo i due punti di vista :clap:
però uno spoiler c'è, forse è meglio che lo indichi (quello sul padre di Booth)
A presto e grazie per la tua bella oneshot :wub:

Sì, hai ragione. me ne sono resa conto subito dopo aver postato. Correzione apportata! Grazie

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Shipper delle coppie impossibili

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Molto carina, davvero brava ^_^

..:: B & B Lover ::..
Booth: "I never had a relationship like this, where we were like two guys.
Except that you're not...you know...a guy!"
Brennan: "No. No, I'm not"
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David: I'm Italian, come on!
Emily: That's his answer to everything: "I'm Italian"

 
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CITAZIONE (xhio @ 15/12/2008, 18:54)
Molto carina, davvero brava ^_^

Grazie Xhio! :blush:

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Molto carina e dolce :D ...
 
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Che dolce... :wub: le loro mani intrecciate..è un momento che nel tf non mi pare sia mai capitato e manca! Brava brava!

Nella ricerca del piacere di un attimo esistono dei favori che si conquistano e questi vengono per lo più dimenticati. Ciò che viene davvero goduto, e ricordato, non viene preso, non viene dato, ma viene condiviso, e solo così può essere messo da parte come un momento vissuto di completa felicità.

Rosa d'inverno - Kathleen Woodiwiss

 
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CITAZIONE (Chemistry @ 15/12/2008, 23:29)
Che dolce... :wub: le loro mani intrecciate..è un momento che nel tf non mi pare sia mai capitato e manca! Brava brava!

Come no. C'è. Quando lui le racconta di cosa gli è successo come cecchino. Lei gli prende la mano mentre lui parla e Booth la accarezza esattamente come dscrivo nella mia FF. Il gesto mi aveva fato una tale tenerezza che l'ho riportato qui!... si prende sempre spunto "dalla realtà" :D

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view post Posted on 16/12/2008, 19:50Quote


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mipiaceeee!!!!!!! anche l'altra è bella...complimenti...continua così...
 
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dolceeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
la doppia prospettiva è una genialata! è proprio come nel tf che li vedi che non hanno-non sempre almeno-una chiara percezione di come appaiono agli occhi dell'altro..il senso del dovere distorto di Booth poi!centrato in pieno!

CITAZIONE
E fu così che i pompieri ed alcuni inservienti del Jeffersonian li trovarono all’aprirsi delle porte. Un uomo ed una donna. Quattro ore chiusi un ascensore. Uno stupido sorriso dipinto in faccia.

lo stesso stupido sorriso che ho io ogni volta che vedo un episodio o che leggo ff belle come questa!!!
 
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view post Posted on 17/12/2008, 09:37Quote
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CITAZIONE (lotus in dream1927 @ 17/12/2008, 00:22)
dolceeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
la doppia prospettiva è una genialata! è proprio come nel tf che li vedi che non hanno-non sempre almeno-una chiara percezione di come appaiono agli occhi dell'altro..il senso del dovere distorto di Booth poi!centrato in pieno!

lo stesso stupido sorriso che ho io ogni volta che vedo un episodio o che leggo ff belle come questa!!!

Bhe, che dire... grazie! Se si scrive - parlo per me naturalmente - si fa per trasmettere delle emozioni, che esse siano negative o positive, quando ci si riesce, fa sempre piacere!

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view post Posted on 18/12/2008, 19:57Quote
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Mi sono sempre piaciuti i libri dove c'erano i due punti di vista,e questa storia non delude le aspettative!Dolcissima la descrizione della scintilla che è passata e che passerà ancora...
Mi piacerebbe proprio vederli che si tengono per mano con un sorriso stupido!
Si,si mi è proprio piaciuta!
 
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view post Posted on 20/12/2008, 17:44Quote
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Davvero bellissima,e tu hai saputo dipingere egregiamente il vero animo di Booth.
Egli,infatti,nonè come cerca di dimostrare ad ogni costo,così forte, in realtà nasconde una fragilità che spesso solo Angela intuisce.
Sei stata molto brava e... sensibile.
 
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view post Posted on 20/12/2008, 19:05Quote
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CITAZIONE (allanon9 @ 20/12/2008, 17:44)
Davvero bellissima,e tu hai saputo dipingere egregiamente il vero animo di Booth.
Egli,infatti,nonè come cerca di dimostrare ad ogni costo,così forte, in realtà nasconde una fragilità che spesso solo Angela intuisce.
Sei stata molto brava e... sensibile.

Che dire ... grazie! :rolleyes:

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e l'ascensore colpisce ancora!!!! :clap: molto bella, mi piace la possibilità che hanno avuto di parlare di una cosa cosi importante per booth, e come li ha avvicinati. ed è stato una bella idea avere i due punti di vista . alla prossima :lol:
 
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